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EMILIO TADINI

Emilio Tadini nato nel 1927 nonostante sia ricordato soprattutto come pittore, fu uomo di cultura a tutto tondo. Passando con intuizioni felici dalla scrittura alla critica d'arte, dalla poesia alla drammaturgia, Tadini riuscì a compiere una sorta di osmosi culturale tra diversi ambiti disciplinari.
Come pittore iniziò negli anni Cinquanta, stagliandosi sul panorama artistico in modo del tutto autonomo e più tardi aderendo prima al realismo e poi all'informale. Ma già in quegli anni la sua attività di scrittore era iniziata sotto l'egida di Elio Vittorini, sulla cui rivista "Il Politecnico" Tadini pubblicò il suo primo poemetto: "La passione secondo Matteo". A quest'opera ne seguirono altre nel corso di intensi anni di attività letteraria: nel '63 "L'armi l'amore", nell''82 "L'opera", più tardi per Garzanti "L'occhio della pittura" e "L'insieme delle cose", nel '93 "La tempesta".
L'attività di scrittore andò comunque parallelamente alla produzione pittorica. Dopo l'iniziale realismo esistenziale, Tadini, negli anni sessanta, subì il fascino della Pop Art inglese, meno nota dell'analoga corrente statunitense. Di questo periodo è il capolavoro surrealista "Ciclo della vita di Voltaire". L'inizio della sua ascesa artistica avvenne con la partecipazione alla collettiva presso lo Studio Marconi nel 1965, della quale fecero parte anche altri tre grandi: Mario Schifano, Valerio Adami e Lucio Del Pezzo. Nel 1978 e nel 1982 partecipò anche alla Biennale di Venezia, mentre dalla metà degli anni ottanta in poi espose con molte personali in Italia e in Germania. Nel 2001 fu la celebre sede di Palazzo Reale a Milano ad ospitare l'ultima mostra antologica a lui dedicata, all'interno della quale esponenti del mondo della cultura quali Umberto Eco, Arturo Carlo Quintavalle, Alan Jouffroy gli resero l'ultimo omaggio.

 
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